Che si voglia conservare una copia di backup delle fotografie analogiche, dargli nuova vita, o anche utilizzarle per realizzare progetti grafici, il processo di digitalizzazione si rivela un passo fondamentale. Sui sistemi Linux non mancano i programmi per farlo; l’unico problema è quello di individuare delle periferiche (scanner) in grado di acquisire le immagini ad un qualità sufficiente per poter operare una buona elaborazione, che nel caso di foto molto vecchie, diventa un vero e proprio restauro.
In questo post vediamo a grandi linee quali strumenti sono necessari e quali sono i passaggi di base da compiere. Ciò di cui abbiamo bisogno:

  • Hardware: un buon scanner che sia al 100% compatibile con Linux. L’Epson Perfection V370 Photo (costo intorno ai 100 euro) è uno di questi. I drivers (adm64 e i386) possono essere scaricati direttamente dal sito del produttore ed è possibile utilizzare il programma Image Scan per acquisire le immagini (ma funziona anche con XSane).
  • Software: Gimp, ovviamente, e Darktable.

Acquisizione

Si può effettuare direttamente all’interno di Gimp. La risoluzione deve essere almeno di 300 dpi, eventualmente impostando un ingrandimento se la foto è molto piccola.

01-acquisizione

Correzioni: Gimp

Se possibile, e il ritaglio lo consente, è meglio evitare le rotazioni dell’immagine. Di solito conviene scegliere il formato fotografico più vicino all’originale (10×15, 13×18, ecc…) e bloccare lo strumento di selezione a quel rapporto. Si opera poi una selezione in modo da ottenere una foto priva di bordi, infine la si ritaglia (CTRL+X) e si crea un nuovo file su cui lavorare.

02-selezione-ritaglio

Gli strumenti fondamentali per correggere le imperfezioni presenti nell’immagine sono:

Cerotto: [manuale] utile per rimuovere piccole imperfezioni. È necessario scegliere il pennello adeguato, selezionare un’area di riferimento adiacente (CTRL+click) e cliccare sull’imperfezione.
Si tratta di un’operazione che richiede un po’ di pazienza e per la quale è importante trovare le giuste impostazioni dello strumento. I risultati sono tuttavia ottimi e acquisita un po’ di esperienza si riesce a procedere abbastanza velocemente.

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Clona: [manuale] sostituisce i pixel di una determinata area con quelli provenienti da un’altra, clonando quest’ultima. Questo strumento è destinato a “ricreare” porzioni particolarmente rovinate di una fotografia, il cui difetto non può essere corretto con il semplice cerotto. Un piccolo limite di questo strumento è la mancata visualizzazione dell’anteprima all’interno dell’area che andremo a clonare e ciò in alcuni casi rende un po’ complicato l’allineamento dei contorni dei particolari clonati.

04-clona

Per proteggere alcuni particolari durante la clonazione è possibile sfruttare lo strumento di selezione. Nell’esempio sotto si è deselezionata una scarpa in modo da poter clonare il terreno senza problemi.

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Sfumino: [manuale] consente di utilizzare un pennello per “sfumare” colori e particolari di un’immagine. Se impostato correttamente ed utilizzato nel modo opportuno permette di correggere e migliorare i risultati ottenuti con gli strumenti precedenti.

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Filtro “smacchiatura” (opzionale): [manuale] utile per la rimozione di polvere e piccoli graffi. Volendo si può anche decidere di mantenere queste minuscole imperfezioni.

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Desaturazione (opzionale): per le fotografie in bianco e nero si può mantenere il colore (ingiallimento) originale oppure operare una desaturazione che ripristini la normale scala di grigio. Dipende dai gusti e dal risultato che si vuole ottenere. Di solito preferisco desaturare ed eventualmente applicare una leggera tonalità (simile all’originale) successivamente.

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Elaborazione: Darktable

Sebbene le classiche operazioni di elaborazione possano essere svolte ancora con Gimp, alcuni effetti (come la “grana ISO”, la “correzione colore”, ecc…) preferisco applicarli con Darktable. Ovviamente si tratta di una scelta personale e nulla vieta di rimanere su Gimp per ultimare il restauro.

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